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Ho visto anche i roadies essere felici di Federico
Vacalebre
Dietro il concerto, prima del concerto, dopo
il concerto. Altro che arte, altro che ispirazione: montare e
smontare, sudare, scattare, presto, presto, presto
Sotto il palco. La felicità
di una ragazza che fa l'amore con gli occhi, lo sguardo perso di chi
s'è perso, nella musica come nella vita.
Fronte del palco. I soldati roadies,
tecnici, musicisti, cameraman, persino artisti, tutti sotto l'unica
bandiera: io speriamo che me la cavo.
Nemmeno nei tatuaggi ostentati dei Red Hot Chili Peppers o nell'afrore
sexy e orgogliosamente nero di Lenny Kravitz, Pino Miraglia vede la
star, convinto com'è di dover inseguire altre storie, altre vite,
un altro tipo di teatro dell'assurdo umano che lo spinge a mettere in
mostra - tra volti di superstar - il viso, peraltro irriconoscibile,
della cantante di un piccolo gruppo che non c'è più.
Eppure, nella sagoma di spalle, e comunque inconfondibile, di Raiz c'è
il racconto della Napoli che assaltò il cielo ed osò il
rinascimento. Io quelle notti c'ero e ho visto anche i roadies essere
felici, ma con le parole ho raccontato Raiz, gli Almamegretta e noi
fiori felici con loro. Pino Miraglia ha saputo raccontare anche i roadies
e tutto il popolo del fronte del palco: sopra e sotto, prima e dopo,
col sole e con la luna.
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